Josephine, il trauma della violenza negli occhi di una bambina
Il film rivelazione di Beth de Araujo al Sundance con Channing Tatum e Gemma Chan
Nel leggere la sceneggiatura "ho sentito subito una profonda verità nel trattare un tema che è realmente complesso. Il modo in cui viene affrontato, in cui Beth (de Araujo, la regista) costringe a vedere la storia attraverso gli occhi di una bambina, le domande che vengono poste, mi hanno fatto pensare che fosse realmente un progetto coraggioso e dal momento in cui abbiamo parlato, ho avuto fiducia in lei". È uno dei motivi per i quali Gemma Chan, sempre più protagonista a Hollywood, tra piccolo e grande schermo, ha deciso di essere anche coproduttrice, oltre che protagonista (insieme a Channing Tatum e alla straordinaria Mason Reeves, bimba di otto anni al primo film) di Josephine, opera seconda di Beth de Araujo in concorso al Sundance Film Festival, dove è già indicato tra i favoriti per i premi principali. Il dramma famigliare, che sarà in concorso anche alla Berlinale (12-22 febbraio) è stato accolto al festival Usa da una standing ovation. "Penso che la storia ponga davvero una domanda centrale - ha sottolineato Gemma Chan nelle interviste e la Q&a dopo il debutto ufficiale in prima mondiale - come fanno i più giovani ad elaborare la violenza che ci circonda nel nostro mondo? Noi d'altronde, come ci riusciamo?". De Araujo entra nel tunnel emotivo nel quale sprofonda una bambina di otto anni, Josephine (Reeves). La piccola, un giorno, a San Francisco, durante una passeggiata nel parco, dopo essersi allontanata dal padre, Damien (Tatum), si trova ad assistere a uno stupro, compiuto da un ragazzo su una donna aggredita all'uscita da un bagno pubblico. L'arrivo di Damien interrompe la violenza e il ragazzo viene arrestato, ma Josephine, che è anche l'unica testimone dei fatti, inizia a vivere dure ripercussioni emotive per quello a cui ha assistito. Nonostante l'amore e il supporto della paziente e affettuosa mamma Claire (Chan) e del padre, più impulsivo e disincantato, la bambina inizia ad avere delle allucinazioni, si sente in costante pericolo e comincia a reagire con violenza nei momenti più inaspettati. "Ho iniziato a scrivere il film nel 2014 - spiega la cineasta - quando ho acquisito la consapevolezza di aver assistito da bambina a qualcosa di molto violento, che allora non ho compreso e che mi ha perseguitato. Così ho deciso di provare a parlare della paura vissuta dalle donne e su come questa abbia plasmato chi sono diventata. Qui la viviamo e attraverso gli occhi di una bambina di otto anni: vediamo cosa sperimenta, come impara a conoscere l'aggressività maschile e come la paura possa arrivare all'estremo".
W.Kretschmer--BlnAP