Sla, chiarito il ruolo chiave delle cellule-assistenti dei neuroni
Aprono a nuove tecniche per la diagnosi della malattia e a nuove strade terapeutiche
Nella Sclerosi Laterale Amiotrofica, e in particolare nel modo con cui la malattia progredisce nel corso del tempo, hanno un ruolo chiave le cellule-assistenti dei neuroni, cioè quelle che li supportano, li nutrono e li proteggono, e che sono dunque essenziali per il funzionamento cerebrale. È quanto emerge dal vasto studio internazionale guidato dall'Università di Trento e pubblicato sulla rivista Brain, che ha coinvolto 51 ricercatori di Italia, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti, Libano e Giappone. La ricerca apre a nuove tecniche per la diagnosi della Sla e a nuove strade terapeutiche, e ha visto la partecipazione anche delle Università di Torino, Milano, Genova, Modena e Reggio Emilia, e Padova, oltre a Centro Internazionale per l'Ingegneria Genetica e le Biotecnologie (Icgeb) di Trieste, Istituto Mario Negri di Milano, Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste, Istituto di Biofisica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Trento e Istituto Auxologico Italiano di Milano. La Sla è una malattia neurodegenerativa progressiva che porta alla paralisi dei muscoli volontari, ma ne esistono tante forme diverse: le mutazioni genetiche, i meccanismi molecolari e la velocità con la quale la patologia evolve possono variare molto da persona a persona. Per cercare di fare un po' di luce sulle cause di questa eterogeneità, i ricercatori coordinati da Manuela Basso si sono concentrati sulla glia, l'insieme di cellule che assistono i neuroni. "Abbiamo rilevato che, in momenti differenti della malattia, queste cellule si comportano diversamente", afferma Basso: "All'inizio perdono le specializzazioni che permettono un supporto ai neuroni, mentre nelle fasi tardive - continua la ricercatrice - si verifica un aumento dell'infiammazione in tutte le cellule gliali". Il colpevole di questo comportamento anomalo è un fattore chiamato Myc: "Quando è iperattivo - aggiunge Basso - spinge le cellule gliali a cambiare comportamento".
K.Busch--BlnAP