Bocci, 'mi sono avvicinato con grande rispetto alla storia di Farouk Kassam'
Protagonista della serie di Carlei sul caso, in anteprima alla Festa di Roma, poi su Rai 1
(di Francesca Pierleoni) "Dal mio punto di vista, intimo e personale, ho cercato un approccio di grande rispetto. Una scelta molto intelligente degli sceneggiatori è stata decidere di non raccontare quanto è accaduto dal punto di vista del bambino, perché mettere in scena la sua sofferenza sarebbe stato impossibile. Si è scelto di raccontare tutto da un punto di vista familiare, della comunità, del periodo storico, delle indagini. Una decisione saggia, a mio parere, che poteva restituire in qualche modo ciò che quelle persone hanno vissuto realmente". Lo spiega Marco Bocci, protagonista con Antonia Desplat di "177 Giorni. Il rapimento di Farouk", la serie diretta da Carlo Carlei presentata in anteprima alla Festa del cinema di Roma e in onda dal 16 novembre in prima serata su Rai 1. È il racconto, scandito in tre serate, che ripercorre un fatto di cronaca eclatante, il rapimento in Sardegna nel 1992 di Farouk Kassam, bambino di sette anni, figlio di Fateh Kassam, belga di origine indiana, gestore di un grande albergo sulla costa. Il piccolo fu tenuto prigioniero per sei mesi in condizioni terribili e gli fu anche parzialmente mutilato un orecchio per accelerare il pagamento del riscatto. Alla base della serie (prodotta da Rai Fiction e Bim Produzione, società del Gruppo Wild Bunch) c'è il libro Mio Figlio Farouk. Anatomia di un rapimento, scritto da Fateh Kassam con la collaborazione di Marco Corrias. Nel cast anche Filippo Papa (volto di Farouk), Rosa Diletta Rossi, Domenico Diele, Mauro Addis, Andrea Tedde, Giacomo Fadda, Stefania Olivicore. Bocci, nella storia, interpreta il padre del bambino ed ha avuto modo di conoscere per la serie sia Farouk sia i suoi genitori: "Fin dall'inizio non ho mai voluto fare domande dirette, specifiche, ho sempre atteso e rispettato il momento in cui loro volessero parlare con me. Ho trovato una famiglia meravigliosa che si è aperta, che mi ha dato fiducia, che mi ha accolto e che di sua spontanea volontà mi ha confidato tante emozioni, tante incertezze". Un legame, quello con la storia, che Bocci riporta anche alle emozioni vissute da adolescente, seguendo le fasi del rapimento: "Ci sono degli eventi storici e di cronaca per i quali ci ricordiamo esattamente dove eravamo e cosa stessimo facendo, quando ce ne è arrivata notizia. Penso ad esempio, alle Torri gemelle, alla morte di Michael Jackson... Anche per il rapimento di Farouk, mi ricordo esattamente quell'angolo della cucina, dove stavo vedendo a 14 anni il telegiornale". Raccontare "un fatto di cronaca così terribile ti dà un grande senso di responsabilità". Anche per l'attrice belga Antonia Desplat (che non era ancora nata all'epoca dei fatti) è stato fondamentale "incontrare Marion, che è stata molto generosa con me. Volevo capire di lei soprattutto chi fosse come donna, cosa facesse ogni giorno mentre aspettava notizie, mentre aspettava Fateh... Avere tutti questi piccoli dettagli di vita reale ci aiuta a riempire i buchi della storia che conosciamo, per creare un personaggio a tutto tondo". Secondo Carlei "questa serie racconta il contrasto fra le due facce della Sardegna, quella ricca, della costa Smeralda e del boom edilizio, delle ville, gli yacht, e quella dell'entroterra in Barbagia". In questa dicotomia "c'è il cuore etico e morale che mi ha guidato durante le riprese". Un altro elemento importante, per il regista, era mostrare "l'immaginazione del bambino. È qualcosa che mi appartiene. Io ho sempre generato storie con dei bambini protagonisti, e il racconto dell'infanzia violata accomuna tutte le mie opere". In conferenza stampa c'è anche il vero Farouk Kassam, oggi imprenditore 42enne: "Il progetto di questa serie è un modo di affrontare ancora e ancora il trauma che ho avuto da piccolo. Lo prendo anche come un aiuto, nel cercare di crescere, nel sapere affrontare le proprie paure - dice -. All'inizio è stato un po' difficile collaborare. Un conto è fare un documentario o un programma televisivo, ma in una serie bisogna cercare di rappresentare la realtà il più possibile". Così "ci siamo incontrati, ovviamente, con tutto il gruppo di lavoro, con gli attori ... Fossi stato in loro avrei approfittato ancora di più della mia disponibilità, però va bene così".
L.Ziegler--BlnAP
